Book of the week: #endlessfriendship

Per questo #throwbookthursday avrei voluto parlare di un libro che riguardasse il papà, visto la loro imminente festa e visto che è la prima che noi festeggiamo all’interno della nostra nuova famiglia.

Ma il libro del quale vorrei parlare non è ancora uscito, perciò vado controtendenza e ne parlerò in uno dei prossimi giovedì!

Questa settimana il libro che ci ha trafitto il cuore, emozionandoci non poco (parlo al plurale perché l’istinto di mamma mi dice che Bianca ad un certo punto abbia pianto mossa da compassione, “mia figlia è troooooppo intelligente” – cit.).

Il titolo è “Otto – Autobiografia di un orsacchiotto” (1999) di Tomi Ungerer e l’ho scelto proprio perché mi ha colpito il fatto che a “scrivere” fosse proprio l’orsacchiotto in persona, il giocattolo per eccellenza.

In realtà la storia è avvolta in una scia di tristezza, poiché si svolge sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale e gli amici esseri umani di questo peluche sono proprio due bambini, uno ebreo e uno tedesco.

Contribuiscono a dare un senso di umanità al protagonista le illustrazioni realizzate proprio dall’autore, che dei suoi schizzi (insieme alla scrittura) ne ha fatto un mestiere (e quanti dovremmo fare come lui!).

E’ una lettura chiara, semplice, che ci fa ripercorrere la vita di un orsacchiotto, certo, che banalità potrete pensare: invece gli occhi di vetro di questo amico peloso vedono e vivono negli anni l’orrore della guerra, che divide e strazia, ma vedono e vivono anche la forza dell’amicizia e delle parole, con un lieto fine di cui avremmo voluto sentire veramente parlare durante la guerra e che vorremmo ogni giorno nelle nostre vite.

E gli oggetti della nostra vita, della nostra infanzia, cosa direbbero se potessero parlare?

Shhh.

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For this #throwbookthursday I wanted to talk about a book about dads, because of their upcoming party and since it is the first we celebrate in our new family.

But the book that I would like to talk about is not out yet, so I go against the trend and I’ll talk about it in one of the next Thursdays!

This week, the book that has pierced our hearts, exciting us a lot (I speak in the plural because my instinct as a mother tells me that Bianca at some point cried moved by compassion, “my daughter is sooooo intelligent” – quoted).

The title is “Otto – The autobiography of a teddy bear” (1999) by Tomi Ungerer and I chose it because I was struck by the fact that “to write” was just the teddy bear in person, the toy par excellence.

In fact, the story is shrouded in a trail of sadness, as it takes place against the backdrop of World War II and the human beings friends of this stuffed animal are just two children, one Jewish and one German.

The contribute to give a sense of humanity to the protagonist is accomplished by the illustrations made just by the author, that with his sketches (along with writing) has made it a job (and how many we should do like him!).

It’s a clear, simple reading, which makes us retrace the life of a teddy bear, of course, what banality you can think of: instead the glassy eyes of this furry friend see and live through the years the horror of war, which divides and strazes, but they also see and live the strength of friendship and of words, with a happy ending that we would have liked to hear about during the war and in our everyday lives.

The objects of our life, of our childhood, what would they say if they could talk?

Shhh.

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